GALLERIA

GIOVEDI' SANTO

MESSA IN

COENA DOMINI

29.03.2018

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. (Gv 13,1)
 

Chissà che faccia aveva Pietro quella sera. Il suo Signore, che tanto aveva seguito e servito, pretendeva quel giorno di lavargli i piedi! Per lui quello era un gesto inaccettabile, non poteva lasciarselo fare. Eppure quel discepolo ancora non aveva compreso la logica del Maestro, e forse nemmeno noi oggi come lui. Pietro ancora non aveva capito la straordinarietà di quel gesto tanto ordinario. Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine: Gesù ama in modo radicale, completo, definitivo. Sceglie non di essere servito, ma di servire. Sceglie di spezzare il pane, e insieme il suo corpo. Gesù sceglie di andare fino in fondo.
 

I fedeli tellini nel giorno della “Cena del Signore” si sono raccolti, come i discepoli, attorno a Gesù, alla sua Parola e alla sua Mensa. Anche loro, come Pietro, avevano lo sguardo sbigottito di chi non può credere a ciò che sta accadendo. Come 2000 anni fa, il Maestro è presente ancora nella sua comunità di discepoli, pronto a servire e a donare tutto se stesso. Oggi, come allora, Cristo ama i suoi che sono nel mondo.

Per questo nella celebrazione della sera del Giovedì Santo, la comunità di Sant’Eufemia si è riunita per fare memoria dell’Istituzione dell’Eucaristia, del Sacerdozio Ministeriale e dell’invito alla carità fraterna.
Due sono stati i gesti fondamentali messi in risalto dalla liturgia: la lavanda dei piedi e lo spezzare il Pane.
Dopo la proclamazione della Parola, il celebrante si è messo in ginocchio e, allo stesso modo di Gesù, ha lavato i piedi dei fedeli. Come i discepoli di allora, anche quelli di oggi rimangono increduli di fronte alla grandezza dell’umiltà: con questo gesto il Signore ha voluto mostrare a ciascuno la bellezza del servizio affinché ognuno abbia il coraggio di sporcarsi le mani per lavare i piedi ai fratelli. Nella lavanda dei piedi il sacerdote, come Gesù, mostra il volto di una Chiesa a servizio degli altri nella carità.
Al termine, dopo aver riposto il grembiule, don Flavio si è spostato nel luogo del sacrificio: l’altare. Facendo memoria di quell’Ultima Cena, ripetendo i gesti compiuti da Gesù, il celebrante ha preso tra le sue mani il Pane e lo ha spezzato, ha versato il Vino nel calice e lo ha dato ai discepoli. Nell’Eucaristia, svoltasi sotto le due specie, i fedeli hanno potuto prendere parte in modo pieno al banchetto del Signore, proprio come i dodici apostoli quella sera nel Cenacolo. Nel rito Eucaristico si trova il fondamento del ministero Sacerdotale: Gesù invita a ripetere quel gesto in sua memoria.
Al termine dei riti di Comunione, Gesù Eucaristia è stato riposto in un altare laterale.


Gesù sa che è giunta la sua ora e, prima di passare dal mondo al Padre, dona se stesso. La storia del Redentore sembra volgere al termine, ma restiamo a vedere, come hanno fatto i dodici, come andrà a finire. Lo tradiremo come Giuda? Oppure lo rinnegheremo come Pietro? Forse, invece, saremo in grado di rimanere fin sotto la croce come il discepolo che Egli amava.

Parrocchia S. Eufemia

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