GALLERIA

VENERDI' SANTO

AZIONE LITURGICA

DELLA PASSIONE

30.03.2018

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». (Gv 19,6)

È una folla agitata quella che Pilato si trova davanti. Una folla che sembra ricordare, a volte, le nostre comunità, pronte a puntare il dito contro chi poi si rivela essere innocente. Sembra che anche noi oggi siamo pronti a ripetere il grido «Crocifiggilo! Crocifiggilo!», contro chi compie qualcosa che non rientra nei nostri canoni. Ma è proprio sulla croce che Gesù rompe definitivamente tutti gli schemi e le costrizioni che lo imprigionavano nella mentalità umana. Il suo trono è una croce, la sua corona è fatta di spine e il suo Regno non è di questo mondo: questa è la logica Divina. Il Maestro stravolge nuovamente le idee che ciascuno si era fatto su di lui. Il condannato accetta il supplizio della croce per salvare non se stesso, ma l’umanità intera. Gesù muore oggi in croce per noi.

La comunità di Teglio ha avuto il coraggio di arrivare fin sotto la croce e di prostrarsi davanti al trono regale del suo Signore. Nella Liturgia del Venerdì Santo, che non prevede la celebrazione dell’Eucaristia, il silenzio regna sovrano.

Il momento di preghiera si è aperto in silenzio e così è anche terminato. Al centro è stata posta la croce, nella sua immensa bellezza, simbolo non di morte ma di Vita.

Dopo la processione d’ingresso i celebranti e i ministranti hanno raggiunto l’altare: i primi si sono prostrati, mentre i secondi, con il resto della comunità, si sono inginocchiati.
Dopo una breve orazione introduttiva ciascuno si è messo in ascolto della Parola ed in particolare della proclamazione della “Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni”. Ogni anno liturgico, infatti, nel giorno del Venerdì prima di Pasqua viene proclamato questo passo, preso sempre dallo stesso Vangelo: ciò sottolinea la bellezza, l’importanza e la particolarità dell’evangelista Giovanni, l’unico dei quattro ad essere arrivato fin sotto la croce.
Al termine, un lettore e don Flavio, che ha presieduto la liturgia concelebrandola con don Remo e don Paolo, hanno innalzato a Dio l’antica Preghiera Universale, composta da 10 invocazioni formulate per metà da ciascuno dei due. Terminata quest’ultima, l’Albero della Croce è stato portato processionalmente dal fondo della chiesa fino all’altare, facendo tre tappe lungo la navata centrale: in ognuna di esse è stato slegato un lembo del drappo che copriva la figura di Gesù. Una volta raggiunto il presbiterio, sorretto da un confratello, il Crocifisso è stato adorato da tutti i fedeli presenti, che si sono messi in ginocchio e hanno pregato attraverso il canto.
Subito dopo si sono svolti i riti di Comunione: Gesù Eucaristia, riposto in un altare laterale, è stato portato sulla mensa ed è stato distribuito sotto la specie del Pane. Dopo aver proclamato la morte del suo Signore, infatti, la Chiesa del Risorto non si ferma a contemplare il Cristo morto, ma comunica al Corpo del Dio vivente.
Al termine, dopo l’orazione del celebrante, a causa della pioggia, non ha potuto prendere forma la tradizionale processione lungo le vie del paese. Così, dopo una breve riflessione di don Flavio, i presenti hanno baciato la Croce e si sono sciolti in silenzio, aprendo così il tempo della preghiera personale.

In serata, invece, si è tenuta la tradizionale Via Crucis, svoltasi quest’anno nella località di Castello dell’Acqua, che ha raccolto i numerosi fedeli delle diverse realtà parrocchiali che compongono l’unità pastorale. A causa della pioggia, purtroppo, la preghiera si è tenuta all’interno della chiesa parrocchiale, ma non per questo è stata meno intensa e partecipata. Al centro del momento, nuovamente, è stata posta la croce, per sottolineare, ancora una volta, l’importanza e la maestosità di quel trono regale che ha accolto su di sé il Salvatore del mondo.


La bella storia del Salvatore d’Israele sembra concludersi qui: una favola finita male, un desiderio di riscatto non esaudito. Chi è arrivato fin sotto la croce ha visto e ne ha dato testimonianza, e la sua testimonianza è vera, affinché anche chi non ha visto creda. Anche qualcuno di noi oggi ha avuto il coraggio di giungere ai piedi di Gesù sul Calvario, ma non tutti forse hanno accettato quella sconfitta. La desolazione, al termine di questo Venerdì Santo, sembra prevalere su tutto il resto; lo sconforto e la tristezza non lasciano spazio a colpi di scena. Gesù è morto. Ma forse lo siamo di più noi nel cuore.

Parrocchia S. Eufemia

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