GALLERIA

SABATO SANTO

SOLENNE

VEGLIA PASQUALE

31.03.2018

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. (Mc 16,1-2)

Al sorgere del sole le donne si recarono al sepolcro, ignare del fatto che la Luce del mondo era già sorta, o per meglio dire ri-sorta. La Stella del mattino, il Sole di giustizia, quel giorno, era già spuntato, era già rinato. Come le donne, anche noi questa sera siamo andati in chiesa credendo di trovare il Signore morto, ma non è stato così. Il Salvatore non era più lì, rinchiuso tra le mura di un edificio o di un sepolcro. Egli ha fatto rotolare la pietra, ha spalancato le porte ed è uscito. Non lo abbiamo trovato dove noi lo cercavamo, perché Gesù è sempre là dove noi non lo vogliamo incontrare.

Moltissimi sono stati i fedeli accorsi alla Celebrazione del Sabato Santo. Nella Notte Santa, preludio della Domenica di Pasqua, l’Eucaristia ha avuto un tono solenne, simbolo della magnificenza dell’evento della Risurrezione.
Un significato e una posizione centrale sono stati assunti dalla liturgia della luce e da quella Battesimale.

La prima si è svolta proprio all’inizio: la celebrazione ha preso avvio a luci spente e, sul sagrato della chiesa, il celebrante, dopo aver benedetto il fuoco e il nuovo cero pasquale, ha acceso quest’ultimo e l’ha portato fino al presbiterio, posizionandolo nel luogo predisposto accanto all’ambone. Da quest’ultimo, poi, ha proclamato il Preconio Pasquale, ossia l’annuncio della Pasqua del Signore. Solo al termine di esso alcune luci sono state accese, ma non tutte. Le ultime, infatti, hanno preso vita una volta conclusa la prima parte della Liturgia della Parola. Alla fine delle tre letture tratte dall’Antico Testamento e degli annessi Salmi, è stato intonato il canto del Gloria, grande assente del periodo della Quaresima e cantato solamente la sera della “Coena Domini”, accompagnato dal suono dell’organo e di campane e campanelli, a simboleggiare il “frastuono” della Risurrezione.
L’Eucaristia è, poi, proseguita con l’Epistola, il Vangelo e l’omelia. Dopo la riflessione di don Flavio, la liturgia battesimale ha previsto il canto delle Litanie e la benedizione dell’acqua con il cero pasquale; acqua che poi è stata utilizzata per aspergere l’assemblea, dopo il rinnovo delle promesse battesimali, e che è stata portata alle diverse acquasantiere della collegiata.
Sono seguiti i riti di offertorio e quelli di Comunione: Gesù è tornato a rendersi presente nel Pane e nel Vino ed ha nutrito lo Spirito dei suoi discepoli sotto le due specie. Al termine, dopo due giorni di assenza, l’Eucarestia è stata riposta nel tabernacolo principale, situato sull’altare maggiore della collegiata.
Fuoco, Parola, acqua ed Eucaristia, dunque, sono stati i segni distintivi della Notte Santa: notte di luce e di rinascita per l’appunto. Notte cominciata in silenzio e proseguita con grande rumore. Notte di Risurrezione.


Dove sei Signore? Ti credevamo morto e ti avevamo chiuso in un sepolcro. Credevamo che la tua storia si fosse conclusa per sempre, che la croce fosse il finale di una favola tanto triste. Invece Tu ci stupisci ancora. Con l’acqua uscita dal tuo costato trafitto ci purifichi e ci chiami alla luce del tuo Regno. È come se in quell’acqua fossimo stati immersi per due giorni, trattenendo il fiato, mentre ora possiamo tornare a galla e respirare l’aria della libertà vera e della vita. Tu, Signore, ci hai liberati dalla schiavitù della morte.

Parrocchia S. Eufemia

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