AVVENTO ... UN TEMPO PER ABITARE

Quarta domenica di Avvento

Ascoltati e ascolta per...

abitare il CREATO!

Si può agire o consumare

senza pensare alle conseguenze?

Link al Vangelo Mt 1,18-24

“A Giuseppe apparve in sogno un Angelo del Signore.

La Vergine darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele che significa -Dio con noi-”

Lasciamoci guidare dalla fiducia nel Signore.

Come Giuseppe accettò il progetto che Dio Padre aveva per lui,

così anche noi siamo chiamati a collaborare

a quanto Dio ha pensato per noi e per il creato.

Mi impegno ad abitare il creato

cercando di avere rispetto e amore.

Non butto per terra i rifiuti, non spreco l’acqua

e non lascio accese le luci inutilmente.

Siamo custodi e responsabili della terra!

Mi impegno

Dolce è sentire come nel mio cuore

ora umilmente sta nascendo amore.

Dolce è capire che non son più solo,

ma che son parte di una immensa vita,

che generosa risplende intorno a me,

dono di Lui, del suo immenso amore.

Ci ha dato il cielo e le chiare stelle,

fratello sole e sorella luna,

la madre terra con frutti, prati e fiori,

il fuoco e il vento, l’aria e l’acqua pura:

fonte di vita per le sue creature,

dono di Lui, del suo immenso amore.

Prego

Una volta i colori del mondo cominciarono a litigare: ognuno riteneva di essere il migliore.
Il
VERDE disse: "E' chiaro che io sono il più importante. Sono l'emblema della vita e della speranza, sono stato scelto per l'erba, le foglie, gli alberi, senza di me gli animali morirebbero”.

Il BLU lo interrompe: "Pensi solo alla terra, ma considera il cielo e il mare. L'acqua è fonte di vita”.

Il GIALLO rideva sotto i baffi: "Siete tutti così seri! Io porto il sorriso, la felicità e il calore nel mondo. Il sole, la luna e le stelle sono gialle. Senza di me non ci si divertirebbe".

L'ARANCIONE cominciò a cantare le proprie lodi: "Io sono il colore della salute e della forza. Porto le più importanti vitamine. Pensate alle carote, alle zucche, alle arance, al mango. E quando riempio il cielo, all'alba o al tramonto, la mia bellezza è così folgorante che nessuno pensa più a voi”.
Il
ROSSO non sopportò più a lungo e gridò: "Io sono il vostro sovrano, sono il sangue della vita! Sono il colore del pericolo e del coraggio. Metto il fuoco nelle vene. Senza di me la terra sarebbe vuota. Sono il colore della passione e dell'amore".

Il VIOLA andò su tutte le furie. Era molto alto e parlò con grande superbia: "Io sono il colore della regalità e del potere. La gente non discute quello che dico, ascolta e obbedisce".

E infine parlò l'INDACO, molto più calmo degli altri, ma con ancor maggiore determinazione: "Pensate a me. Sono il colore del silenzio. Mi si nota appena, io rappresento il pensiero e la riflessione”.

Così i colori continuarono a vantarsi, ciascuno convinto della propria superiorità. Poi ci fu un lampo e un tuono rombò. La pioggia iniziò a cadere implacabile.

I colori cominciarono a temere il peggio e si stringevano fra loro per farsi coraggio. Nel bel mezzo della tempesta, la pioggia parlò: "Pazzi, che lottate fra di voi cercando di dominarvi l'un l'altro! Non sapete che siete stati creati ciascuno per una ragione diversa, unica e particolare? Unite le mani e venite con me".

Facendo com'era stato richiesto loro i colori si diedero le mani. La pioggia continuò: "D'ora in poi, quando pioverà, ognuno di voi attraverserà il cielo in un grande arco, per ricordare a tutti che si può vivere in pace”.

Rifletto ...

Parrocchia S. Eufemia

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