Quarto passo

Ri-doniamo vita

Mi ri-connetto

Il Signore mi ha parlato

dal libro di Giosuè (5,9-21)

dal Salmo 33

dalla seconda lettera ai Corinzi (5,7-12)

dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

Agisco

Ri-donare vita

significa abbracciare le persone che incontro

e che hanno bisogno del mio sostegno.

 

Mi impegno

ad abbracciare chi incontro con un sorriso,

con una stretta di mano,

con parole calde e accoglienti,

con un gesto di perdono.

Imparo

Nella liturgia Eucaristica, incontro con il Signore,

usiamo il tatto specialmente

quando ci rivolgiamo a Dio con il Padre Nostro

e quando ci scambiamo il dono della pace.

Ci mettiamo in preghiera stando in piedi e con le mani alzate:

è l’espressione di un atteggiamento filiale

in cui il figlio allunga le braccia per giungere tra quelle del padre.

Ci scambiamo il dono della pace

con la consapevolezza di avere, prima, ricevuto l’amore dal Signore

e, poi, di doverlo donare ai fratelli:

è il comportamento di chi sa

che se prima non si lascia amare da Dio,

non saprà amare chi incontra.

Prego

Grazie, Gesù, per il dono delle mani.

Ti chiedo scusa per ogni volta che le tengo chiuse,

a pugno, per non aiutare, per non abbracciare,

per non servire il fratello bisognoso.

Ti offro le mie mani:

fa’ che sappiano unirsi in preghiera di fronte a Te,

stringere altre mani in segno di amicizia,

asciugare le lacrime dei tristi,

aiutare i deboli a risollevarsi,

ri-donare vita là dove c’è disperazione.

Mi collego

Maggio 1945.
La Seconda Guerra Mondiale era finita.
La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe.
In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe.
Durante lo sgombro delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni.
“Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso”, propose uno.
Si misero a cercare tutti con pazienza fra le macerie.
Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso. Con calma, due soldati tentarono di ricomporre il crocifisso frantumato.
Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù.
Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare.
Mancavano soltanto le mani.
Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: “Ora ho soltanto più le tue mani”.
Oggi Cristo ha bisogno delle mani dei suoi amici per continuare a salvare il mondo.
Ha bisogno di tante mani per toccare i malati, spezzare il pane dell’Eucaristia, accarezzare i bambini e i poveri.

Leggo

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Parrocchia S. Eufemia

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