Sesto puzzle

Chiamati per nome

Mi ri-connetto

Il Signore mi ha parlato

dal libro del profeta Ezechiele (37,12-14)

dal Salmo 129

dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,8-11)

dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

Agisco

Dio Padre, all’inizio del mio Battesimo

sono stato chiamato per nome:

grazie perché non sono mai solo,

ma sempre accompagnato dalla Tua presenza

e dall’affetto di chi mi vuole bene.

 

Porto la mia presenza di gioia a qualcuno che vive solo.

Mi collego

C’era una volta su una strada un sasso che non serviva a niente.
Era un bel sasso, di forma tondeggiante, grosso più o meno come la testa di un uomo, di un bel grigio-azzurro. Ma nessuno lo degnava di uno sguardo. Al principio spuntava appena dalla terra al centro di una strada che portava in città. Non gli mancava la compagnia. Quasi tutti quelli che passavano di là inciampavano. Qualcuno si accontentava di lanciare colorite imprecazioni, altri maledicevano il povero sasso. Il sasso era sempre più triste. Che razza di vita era mai la sua! Un giorno una carrozza che procedeva veloce per la strada ebbe un impatto così violento con il povero sasso da lasciargli un segno ben visibile, che sembrava una ferita. Nell’urto ebbe la peggio la ruota, che si spezzò. Il vetturino, furibondo, con un ferro cavò il sasso e lo scagliò lontano. Il sasso rotolò malinconicamente per un po’ e si arrestò fra altri sassi nella scarpata.
“Ci mancavi solo tu, sgorbiane!”, gli gridarono gli altri sassi. “Quanto sei pesante, ciccione!”, gli dissero due pietre piatte e sottili, cosparse di mica scintillante. Se le pietre avessero lacrime, il sasso sarebbe scoppiato in un pianto desolato.
Sprofondò in un silenzio pieno di angoscia e di tristezza. Ma un mattino due mani robuste lo sollevarono, “Questo serva a me!”, disse una voce.
“E gli altri?”, chiese un uomo, “possono servire anche loro. Raccoglieteli”. Mentre gli altri sassi venivano gettati in un carro, il sasso tondeggiante fece il viaggio nella bisaccia dell’uomo. Quando uscì, si trovò in un cantiere brulicante di operai. Tutti erano all’opera per innalzare una magnifica costruzione, che, pure incompleta, già svettava nel cielo. E i muri, le possenti arcate, le guglie che svettavano nel cielo, tutto era formato da pietre grigio-azzurre come lui. L’uomo gli disse: ”Finirai lassù, anche tu, amico mio – Ho un progetto magnifico per te. Dovrai soffrire un po’, ma ne varrà la pena”. Il sasso venne portato in un angolo dove un gruppo di uomini stava scolpendo figure di santi di pietra. Una delle statue era senza testa. L’uomo la indicò e disse: ”Ho trovato la testa per quello!”. Sfiorò nuovamente il sasso con le mani e continuò: ”È perfetto. Sembra fatto apposta, e anche questa piccola fenditura mi ha fatto venire un’idea…”. Al sasso pareva di sognare: nessuno lo aveva mai definito “perfetto”. Subito dopo però fu stretto in una morsa e uno strumento acuminato cominciò a ferirlo senza pietà. Il dolore era forte, ma non durò molto. Il sasso inutile si trasformò nella magnifica testa di un santo che fu collocata sulla facciata della cattedrale. Era la statua che tutti notavano e additavano per una particolarità: tutti gli altri erano seri e aggrondati, quello era l’unico santo sorridente.
L’artista aveva trasformato la ferita provocata dalla ruota del carro in un magnifico sorriso. Il sorriso pieno di pace e felicità del sasso che aveva trovato il suo posto.

Leggo

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Parrocchia S. Eufemia

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