Non è forse casuale la dedicazione alla Madonna Assunta della chiesa di Bondone, medesimo titolo della cattedrale di Como, considerati i particolari legami della contrada con il vescovo e la Chiesa comense. La prima menzione della chiesa è contenuta negli atti della visita pastorale di Feliciano Ninguarda del 1589, dove leggiamo: “A due miglia dalla parrocchia (Carona) vi è un altro villaggio detto Bondone, dove sorge la chiesa di Santa Maria in cui vengono sepolti i morti del villaggio stesso”.
Dal vescovo Archinti, in visita nel 1614, apprendiamo che nella chiesa di Santa Maria di Bondone si celebra due volte alla settimana con il compenso per il sacerdote di 8 staia di segale l’anno.
L’edificio attuale non è quello visto dai due vescovi citati, ma è il risultato dell’ampliamento attuato nella metà del Seicento. Chiare tracce dell’antica chiesa permangono tuttavia e tornano subito evidenti non appena varchiamo la soglia dalla porta principale. Nella prima campata, che ben si distingue per struttura, essendo di altezza inferiore rispetto al resto della navata, notiamo l’affiorare sulle vol-

-te e nelle pareti di lacerti di stinte dipinture quattro-cinquecentesche, evidentemente sottratte alla vista con pennellate di calce nel corso della ristrutturazione per dare uniformità alla nuova navata. L’impronta, che immediatamente registriamo, è quella del tradizionale Barocco di stampo rurale, semplice nelle linee architettoniche e privo di decorazioni in stucco, ma comunque dignitoso. Soffitto con volte a crociera, ariose campate, cappella laterale e presbiterio a base rettangolare conferiscono all’interno la decorosa atmosfera tipica dell’aula sacra secentesca, dove nulla è tralasciato per rendere accogliente la “casa del Signore”. Stupisce che una comunità di montagna, modesta per abitanti e risorse finanziarie, abbia potuto dotarsi di una chiesa spaziosa e ben arredata.
Mentre ci dirigiamo verso il presbiterio chiuso da un’imponente cancellata in ferro battuto del XVII secolo, non possiamo non alzare lo sguardo al grande Crocifisso issato sull’architrave dell’arco trionfale, dove in cifre indo-arabiche è riportata al centro dei girali dipinti in oro la data 1666. Scenografica nella sua struttura tardo-barocca è l’ancona dell’altare maggiore, un imponente manufatto ligneo, dipinto in modo da simulare lo stucco più che il marmo, con alte colonne tortili e imponente fastigio con le iniziali A(ve) M(aria) incrociate e due putti. La completano il tabernacolo  con l’effigie del divino Bambino benedicente con il globo terrestre nella mano sinistra delicatamente intagliata sulla porticina e due angeli reggitorcia in legno dipinto e dorato con grandi ali spiegate.
Anche la pala tardo-secentesca ha notevoli dimensioni – cm. 180 x 200 –. Colpisce la vivacità dei suoi colori, prima ancora del contenuto pittorico, che rappresenta La Vergine Assunta tra angeli in volo con ai piedi i Santi Agata e Bernardo in atteggiamento di sorpresa, lo sguardo rapito e la forte gestualità espressiva, come se la scena dell’assunzione in Cielo della Madonna avvenisse davanti ai loro occhi. Ignoto ne è l’autore dai tratti decisi e vigorosi e dalla forte cromia di sicuro impatto sui fedeli della piccola comunità montana.
Degna di nota la cappella laterale dedicata a san Sebastiano per le balaustre lignee su disegno settecentesco imitanti quelle marmoree e per la piccola goffa ancona lignea con colonne avvolte da tralci, pampini e grappoli d’uva, lavoro di un artigiano locale, e per la pala raffigurante il martirio del Santo, per la realizzazione della quale l’ignoto pittore di matrice popolare prese evidentemente a modello la pala di Gian Giacomo Barbello dell’omonima cappella nella collegiata di Santa Eufemia in Teglio, senza però uguagliarne il pregio artistico. Molto deteriorato risulta l’originale paliotto settecentesco in tela dipinta con racemi e l’effigie del Santo al centro.
Semplice struttura a cabina presenta l’unico confessionale recante la data 1774, non privo di elementi decorativi con cornici in rilievo e coronamento a motivi intarsiati in legno chiaro.
Dalla cronaca del parroco Massimo Apollonio di Carona apprendiamo che la chiesa di Bondone era considerata dai suoi parrocchiani il loro santuario mariano, al quale accorrevano con molta devozione a impetrare la protezione di Maria. Anche i fedeli di San Giacomo, il dieci agosto di ogni anno, erano soliti far pellegrinaggio alla Madonna di Bondone per soddisfare il voto del 1664, allorché le terre nei pressi di San Sebastiano furono minacciate dal torrente della Val Margatta, consuetudine poi abbandonata nella metà del secolo scorso.

Gianluigi Garbellini

Istituto Studi Storici Valtellinesi

Parrocchia S. Eufemia

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