Chiesa S. Eufemia:

le campane

Le campane

Il campanile è dotato di un concerto di 5 campane fuse in scala diatonica maggiore di Re bemolle3. Al suddetto concerto è stata aggiunta anche un’altra campana che funge da ultimo richiamo per le celebrazioni liturgiche.

Le campane suono inceppate per suonare con il metodo “a slancio” detto anche “a sbalzo”; sono state fuse da parte di diversi fonditori ed in epoche stoiche differenti. Tale differenza di fonditori e di epoche, in genere, comporta anche una chiara disomogeneità del suono delle campane dal punto di vista del timbro e dell’intonazione complessiva del concerto, ma tale discordanza risulta lieve nelle campane di S. Eufemia.

Per quanto riguarda i fonditori le due campane maggiori sono state fuse da Antonio e Nicolò (o forse Nicola) Comolli (sulla campana maggiore si trova la firma: “Antonio et Nicolao de Comollis”), la maggiore nel 1678, la seconda nel 1679. In tutto il territorio valtellinese è raro riscontrare ancora in uso sui campanili delle chiese parrocchiali campane di così vecchia datazione.

La terza campana è stata fusa dal fonditore grosino Giorgio Pruneri nel 1829.

La quarta è opera della fonderia Mazzola Roberto di Valduggia (provincia di Vercelli), la quinta ed il richiamo sono opera della fonderia Pruneri di Grosio.

Alcune curiosità sui fonditori

Gli esponenti della famiglia Comolli appartengono ad una dinastia di fonditori che operava soprattutto tra la Valtellina, il Canton Grigioni e il Canton Ticino a cavallo tra la fine del ‘600 e tutto il ‘700. Le campane più vecchie di questi fonditori (ancora esistenti e funzionanti) si trovano nel Canton Grigioni - datate 1652, 1673, 1676 e firmate da Francesco Comolli - e nel Canton Ticino dove si trova una campana firmata solo Comolli e datata 1673.

In Valtellina esiste una campana fusa da Nicolao Comolli nel 1703 per la chiesa di Regolido (comune di Civo).

Le due campane di Teglio rappresentano, dunque, un elemento molto importante per ricostruire la storia e la genealogia di questi fonditori, nonché testimoniano la loro abilità nel fondere le campane e la qualità del suono ottenuta nella loro produzione.

La celebre fonderia Giorgio Pruneri di Grosio (attiva dal 1822 al 1914 e poi dal 1949 al 1954) ha prodotto numerose campane e numerosi concerti per le chiese della Valtellina. La vicinanza e la comodità di una fonderia in valle ha reso così possibile la rifusione ex-novo di molti concerti di campane per tante chiese parrocchiali durante il corso del 1800 ed i primi anni del 1900, facendo perdere, per contro, campane più antiche.

La storia della fonderia è ampiamente illustrata della pubblicazione di Gabriele Antonioli, storico grosino, basata anche sui documenti della fonderia depositati presso l’archivio storico della diocesi.

Per quanto riguarda la produzione e la qualità delle campane, i Pruneri si sono abilmente distinti nel panorama dei fonditori italiani per la loro produzione di qualità, non solo nella Provincia di Sondrio ma anche in quelle limitrofe. Per avere un chiaro esempio della qualità raggiunta dei Pruneri basta ascoltare le campane di Grosio (ritenute da diversi esperti italiani come tra le migliori campane d’Italia) o anche i concerti di Mazzo, Sernio, Tirano per citarne alcuni dell’Alta Valle.

La fonderia Mazzola di Valduggia inizia la propria attività a metà del 1400 ed è continuata senza interruzione fino al 2006. Le campane Mazzola raggiungono la Valtellina solo nel secondo dopoguerra con la chiusura definitiva della fonderia Pruneri. Con la chiusura della fonderia “di casa”, le parrocchie valtellinesi dovettero rivolgersi fuori provincia.

In Valtellina la fonderia Mazzola ha operato nella seconda metà del ‘900, prevalentemente per la rifusione di campane rotte o per l’ampliamento di concerti preesistenti come: Tresenda; tra gli anni ’60 e ’70 Triangia, Mossini, Sant’Anna nel comune di Sondrio, Chiesa in Valmalenco del 1989, mentre l’unico concerto fuso integralmente dalla fonderia Mazzola è quello di 6 campane in Re bemolle3 per la parrocchiale di Castione Andevenno negli anni ’90.

Simone Margnelli

Parrocchia S. Eufemia

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