CHIESA DI SANT'ANTONIO

L’attenzione della chiesa di Sant’Antonio è presto attratta dall’aspetto monumentale del piccolo tempio. In effetti, pur di non grandi dimensioni, esso, grazie all’architettura in stile barocco, acquista sorprendente solennità, chiaramente manifesta nella facciata con il suo protiro e l’alto frontone, dipinto su ambo i lati, con pinnacoli a piramide, e nella torre campanaria con lanterna e cupolino.

Conferisce ulteriore imponenza all’edificio sacro l’ossario inserito sul fianco nord. Non sfugge l’eleganza d’insieme di questa singolare costruzione, caratterizzata da una grande trifora d’apertura con due slanciate colonne ed elaborate inferriate e da un frontoncino, in origine tutto affrescato al pari della fascia sottostante, dove a fatica ora distinguiamo nella stinta pittura Cristo giudice con accanto sant’Antonio, sulla sommità, e sotto, nella parte centrale, gli Angeli del giudizio con la tromba. Di diversa mano, più popolare, appaiono i didascalici dipinti settecenteschi dell’interno, tutti intonati con richiami biblici al tema del suffragio dei defunti.

La chiesa risale al 1646, fondata nel cuore della Controriforma per dotare di un proprio luogo di culto le contrade di Bosci e Vangione, piuttosto distanti dalla parrocchiale. Fu costruita e dotata di arredi con i lasciti e le offerte di generose persone e gli introiti dei livelli (un affitto annuo) sulle terre di proprietà della chiesa, date da coltivare ai contadini.

L'interno della chiesa

L’interno ad aula, tipico del tempio secentesco, arioso e accogliente non delude le aspettative: il Barocco si esprime in armoniose linee architettoniche nelle parti strutturali e negli altari e con grande sobrietà nell’apparato decorativo. Notiamo la consueta alta cancellata a chiusura del presbiterio e quelle ben lavorate delle cappelle laterali, il grande Crocifisso sull’architrave dell’arco trionfale e gli ex voto allineati sulle lesene, attestanti le grazie ottenute attraverso il taumaturgo Santo titolare della chiesa. Nel vuoto riquadro delle ancone dei tre altari, troviamo ora, dopo il furto sacrilego del 1981, solo statue: sant’Antonio da Padova, sant’Antonio Abate e la Madonna, poiché le tele non sono state più ritrovate.

Nella pala dell’altare maggiore, di autore sconosciuto, erano presentati Sant’Antonio da Padova con il Bambino Gesù e una serie di piccoli angeli. Sul lato sinistro in basso, sotto lo stemma della famiglia Gatti, si potevano leggere il nome del canonico Antonio Gatti, committente del quadro, e la data 1652.

Sull’altare della cappella di sinistra, si poteva ammirare una delle più belle tele di Pietro Ligari, raffigurante Un miracolo di san Francesco da Paola, da lui dipinta nel 1728, mentre sulla pala dell’ancona della cappella di fronte era riprodotta la Sacra Famiglia, un’opera del XVIII secolo di buona mano.

Purtroppo, assieme alle tele, furono asportati nel furto anche preziosi arredi d’altare, croci e candelieri del XVII secolo.

Gianluigi Garbellini

Istituto Studi Storici Valtellinesi

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