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C'è posta per te

Ci scrive... Suor Roberta Valli

Nella sezione “C’è posta per te”, in questo mese di giugno, ci scrive Suor Roberta Valli.

Nelle immagini vediamo suor Roberta il giorno della Professione Religiosa nel 1959, con le catechiste e don Feliciano a Sondalo e durante una festa con gli anziani.

Sono Suor Roberta (Caterina all’anagrafe) e provengo da una laboriosa e onesta famiglia tellina. I miei genitori, Giovanni e Domenica Valli, hanno trasmesso a noi figli la loro profonda fede cattolica più con gli esempi che con le parole. Fin da piccola la mamma, tenendomi per mano, mi costringeva a piccole corsette per accordarmi al suo passo frettoloso così da arrivare in tempo alla S. Messa e raggiungere il babbo e mio fratello già seduti fra i banchi della chiesa. Io ero lieta di ritrovare le mie coetanee e la delegata di noi piccole, denominate “beniamine”, che ci accoglieva gioiosamente per insegnarci nuovi canti mimati e giochi, iniziandoci, così, alla conoscenza di un Amico speciale, che ama e protegge i bambini ed al quale ci possiamo rivolgere in qualsiasi momento.
Nell’Azione Cattolica, che aveva sede nella parrocchia di Sant’Eufemia, ho potuto ricevere una formazione adeguata all’età, sperimentare esperienze di relazione, scoprire la bellezza di essere e di fare comunità, e vivere la fraternità crescendo insieme nella fede. In seguito ad un incontro con le suore di Castionetto, operanti nella Scuola materna e nella loro parrocchia, ho scoperto la mia vocazione religiosa, che ho declinato impegnandomi ad assimilare il carisma delle venerabili Maria Rossi e Francesca Butti, fondatrici delle Figlie della Presentazione di Maria SS. al Tempio, con sede nel capoluogo lariano.
Ho svolto il mio primo servizio nella Scuola Materna di Gaggino con altre consorelle dedite  alla cura dell’educazione delle diverse fasce d’età, dall’infanzia alle giovani della parrocchia. Trasferita nella comunità di Sondalo ho continuato ad occuparmi per ben 40 anni dei piccoli nella scuola materna statale con colleghe laiche, condividendone il programma educativo e formativo dell’età preziosa della fanciullezza. In Parrocchia, ogni anno, mi sono stati affidati i fanciulli che si affacciavano alla vita di fede, per accompagnarli dolcemente nelle vie del Signore ed al suo incontro. Ho potuto anche portare Gesù Eucaristia e il suo Vangelo ai fratelli e alle sorelle anziani e sofferenti e visitare gli ammalati, lontani dalle famiglie, in arrivo nel vicino Ospedale Morelli.
In oratorio, campo privilegiato fin dagli inizi di fondazione, ero presente per accogliere le giovani, consapevole che l’educazione è una questione di cuore e quindi favorendo un clima di familiarità, di benevolenza e di confidenza, per aiutarle ad essere “protagoniste della loro crescita umana e cristiana”, e per spronarle a darsi delle regole per affrontare le difficoltà future.
Educare al bene non è facile, ma è possibile: è una passione che anche le mie consorelle indiane portano nel cuore e che hanno portato, con il loro prezioso contributo in India, in Africa, in Indonesia, in Papua Nuova Guinea, lavorando nelle scuole, negli ostelli, negli ospedali, negli orfanatrofi, nei seminari.
A Grandate, dove sono stata trasferita ho potuto continuare a dare la mia disponibilità per i servizi richiestimi dal parroco, nel campo della prima età fino a quello della terza età. Attualmente mi trovo a Como, nella Casa Provinciale in Via Dante dove ho iniziato il mio cammino di sequela 64 anni fa, ora costretta all’isolamento fisico dal coronavirus, ma non impossibilitata all’attività, in quanto posso sferruzzare pesanti coperte e calzini per i clochard e fare compagnia alle sorelle più acciaccate. Ma, più di tutto, posso pregare tanto in quest’ora tenebrosa che sta attraversando l’umanità lontana da Cristo, che è lo stesso ieri, oggi e sempre, per tutti coloro che sono creati dalla sua Parola, in particolare il Papa (ogni Papa), la roccia su cui Cristo ha edificato la Sua Chiesa assicurando che le forze del male non prevarranno. Papa Francesco continua a raccomandare ai cristiani di pregare per lui perchè, probabilmente, di nemici ne ha tanti, come non sono mancati a tutti coloro che l’hanno preceduto.
Il terribile Napoleone, acerrimo nemico di Papa Pio VII, esiliato sull’isolotto di Sant’Elena, disse ad un amico: «Vorrei gridare ai potenti della terra: “Non toccate il Papa per non essere annientati dalla mano di Dio, anzi proteggete la Cattedra di S. Pietro!” Che gli increduli e i libertini non abbiano per il Papa ed i Sacerdoti che odio e disprezzo non è meraviglia, ma che persone cristiane, che si ritengono buone e timorate di Dio non abbiano il dovuto rispetto è cosa intollerabile e dolorosa per chi ama Cristo e la sua Chiesa, che non è stata fatta da angeli fin dal suo inizio».
Si parla con tanto chiasso delle debolezze di qualche prete e non si fa parola delle virtù e dei sacrifici della maggior parte di essi, che nel mondo sacrificano anche la vita per rimanere con i fedeli in situazioni rischiosissime. Anche in tempo di pandemia sono venuti a mancare 100 sacerdoti accorsi nelle corsie per portare il conforto della fede a coloro che li chiamavano.

Suor Roberta Valli

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